Cosa vedere ad Ischia in un giorno: I tesori del Castello.

Il Castello Aragonese è legato in maniera indissolubile alla storia di tutto il Borgo di Ischia Ponte. Grazie ad un interessante itinerario di Ischia Viva, avrete la possibilità di scoprire alcuni dei tesori del Castello disseminati nel Borgo. Ecco ad Ischia cosa vedere in un solo giorno tra vicoli e biblioteche.

Il Castello Aragonese e il Borgo sono legati in modo indissolubile. Le loro fortune sembrano, fin dalle origini, realizzarsi in un gioco speculare: nel corso della storia i titoli dell’autorità religiosa e civile si trasferiscono dall’Insula Maior all’Insula Minor, per poi tornare, con il lento declino della cittadella sullo scoglio, nell’abitato di Ischia Ponte. Tra i tanti legami a unire i due luoghi, ci sono le numerose testimonianze del patrimonio storico-artistico che il Castello esibiva nel periodo di suo massimo splendore e che oggi si conservano in alcune chiese del Borgo. Con questa iniziativa si vuole offrire a isolani e turisti l’occasione di riscoprire una pagina importante della nostra storia e della nostra identità culturale.
Nelle precedenti edizioni de “Il Castello invita gli Ischitani” si è assistito con orgoglio ad un crescente interesse per quest’iniziativa dedicata alla possibilità di ritrovare un legame più consapevole con il Castello e con il Passato di tutti noi Ischitani. Proprio per questo siè condivisa con entusiasmo, da parte di molti enti, la proposta dell’Assessore alla Cultura Salvatore Ronga di creare un appuntamento che si avvicinasse alle opere d’arte un tempo custodite sul Castello e oggi conservate nel Borgo.
Far ritrovare agli Ischitani l’orgoglio per il proprio Patrimonio storico e artistico è uno dei principali obiettivi dell'opera dei “conservatori” del Castello perché è solo così potrà esserne garantita l’integrità e la valorizzazione nei tempi a venire. Una buona proposta per chi non sa ancora ad Ischia cosa vedere in un giorno solo.
Grazie a questo itinerario di Ischia storia e fascino si fondono dando vita ad una ornata indimenticabile. Decidere ad Ischia cosa vedere in un giorno non è mai semplice ma questa passeggiata non vi lascerà certamente sconetenti. Il percorso reso sempre frizzante dall'estate, Ischia ponte riesce ad esprimere tutta la sua bellezza ed il suo peso culturale snodandosi tra i quattro tesori del Castello: la Sacrestia della Chiesa di Sant’Antonio dei Frati Minori, la Biblioteca Comunale Antoniana, l'Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli e la Cattedrale Santa Maria Assunta. Andiamo a scoprirli più da vicino.

Il Polittico D’Avalos nella sagrestia del Convento di Sant’Antonio alla Mandra.
Uno dei capolavori del Rinascimento giunto presso il complesso conventuale dei Frati Minori, annesso alla chiesa di S. Antonio alla Mandra, è senza ombra di dubbio il polittico D’Avalos. Faceva parte dei beni delle Clarisse che abitavano sul Castello, nel convento fondato da Beatrice Quadra, ed era probabilmente giunto a loro per via ereditaria, forse proprio attraverso la stessa fondatrice.
L’opera, smembrata in più parti e mancante di alcuni elementi, è costituita da sette tavole disposte sulle quattro pareti della sagrestia del convento.
La composizione lascia trasparire la spiritualità di chi l’ha commissionata che è rintracciabile attraverso l’analisi dei santi raffigurati e riconduce a Vittoria Colonna, rappresentata nella pala centrale, al di sotto della Madonna delle Grazie, con Costanza D’Avalos.
Se precisi elementi stilistici e l’età delle due donne rappresentate consentono di fissare la data non oltre il secondo decennio del 1500, un elemento architettonico, in particolare, conferma che si tratta di un ex voto, legato alla sconfitta a Ravenna di Ferrante d’Avalos – nipote di Costanza e marito di Vittoria Colonna – e alla sua prigionia a Milano presso la rocca di Porta Giovia, l’attuale Castello Sforzesco. Questo ex voto ha inoltre complessi significati religiosi e spirituali: la corte d’Avalos è non soltanto la corte più importante nell’Italia meridionale, ma una delle più importanti d’Italia, e ha esigenze umanistiche e letterarie complesse; l’autore che lavora per una committenza del genere deve essere in grado di trasformare in immagine gli articolati significati politici, spirituali, religiosi che un committente del genere richiede.

I manoscritti delle clarisse presso la Biblioteca Comunale Antoniana.
La sede conventuale dove in parte è ubicata la Biblioteca Comunale Antoniana ha ospitato, dal 1809 al 1911, le clarisse del convento di S. Maria della Consolazione. La concessione dell’ex convento di Santa Maria delle Grazie all’Arena alle monache, fu sancita il 4 gennaio 1810. Il passaggio delle clarisse dal monastero sul castello all’ex convento dei Francescani Conventuali garantì la conservazione di opere d’arte e documenti.
Di inestimabile valore per la ricostruzione della storia dell’istituzione, è il Prezioso diario del Convento delle Clarisse Isclane (1575-1911). Il manoscritto che ricostruisce, attraverso una stesura a più mani, 334 anni di storia, contiene al proprio interno la copia di una serie di atti sollecitata dall’allora badessa Maria Battista Lanfreschi. All’Istrumento di fondazione del 10 settembre del 1575 e al Breve Pontificio di papa Gregorio XIII per la realizzazione del monastero, ubicato sul Castello d’Ischia, da parte di Beatrice della Quadra, dell’11 febbraio 1576, segue un dettagliato l’elenco di Suore dal quale è possibile individuare la provenienza, la data di professione e di morte. Il documento, contiene al proprio interno una serie di fogli che ospitano una cronaca ad opera di Mons. Onofrio Buonocore.
Il fondatore della biblioteca ha inoltre custodito una serie di quaderni nei quali sono contenute le prediche destinate alle monache dal padre spirituale che le seguì tra il 1893 al 1899.

Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli.
La chiesa è un piccolo scrigno d’arte, fondata nel 1613, ricostruita nel 1693, elevata al grado di Arciconfraternita il 18 maggio 1858 con Decreto regio di Re Ferdinando II. Il portale s’erge maestoso in cima ad una lunga e larga scala realizzata in marmo bianco nel 1896.
Per chi varca la soglia di questo meraviglioso tempio lo sguardo è subito rapito dalla bella immagine della Madonna di Costantinopoli (XVII s.) incoronata dal Capitolo Vaticano il 25 agosto 1794. Ai lati della Vergine vi sono due statue lignee rappresentanti l’Arcangelo Raffaele e l’Angelo Custode.
L’artistico altare in marmi policromi è opera di fine XVIII s. Il paliotto è impreziosito da un antico medaglione di marmo bianco del XIV s., raffigurante la Madonna con Bambino. Il medaglione costituiva in origine la parte frontale del sarcofago della nobile famiglia Assante, ubicato nella chiesa della Madonna de’ Turris, sita presso il Maschio del Castello Aragonese. La nobile famiglia Assante aveva lo ius patronato della chiesa. Il sarcofago Assante, in origine, presentava le peculiarità iconografiche della scultura sepolcrale diffusa nella città di Napoli nel Trecento, che prevedeva una tripartizione della lastra frontale in medaglioni, stemmi e fiori, come si ammira ancora oggi nelle tombe angioine. Il sarcofago fu tagliato e il medaglione centrale reimpiegato nel XVIII secolo nel paliotto d’altare. Il medaglione palesa evidenti affinità stilistiche ed iconografiche con le opere di Tino di Camaino, il grande scultore senese attivo dal 1323 alla corte di Roberto d’Angiò. In particolare con la tomba dell’Arcivescovo di Salerno Orso Minutolo, scolpita dal Camaino e custodita nella Cappella Minutolo, nel Duomo di Napoli.

Cattedrale Santa Maria Assunta.
La Cattedrale del Castello Aragonese fu colpita da alcune bombe che ne provocarono una parziale distruzione, nel corso dello scontro tra le armate francesi e anglo-borboniche avvenuto nel canale di Ischia nel giugno 1809, nel tentativo di riconquista del Regno di Napoli da parte di Ferdinando IV di Borbone. I Canonici e il Vicario Capitolare Giosuè Mazzella avendo constatato amaramente che non era più possibile rimettere in sesto la Cattedrale sul Castello presentarono supplica al Re perché concedesse loro l’ex chiesa degli Agostiniani di S. Maria della Scala per trasformarla in nuova Cattedrale. Gioacchino Napoleone Murat, re delle Due Sicilie, con decreto del 1810, concedeva al Capitolo d’Ischia la chiesa di S. Maria della Scala.
La monumentale chiesa barocca è frutto dei restauri condotti dal Martinetti nel 1752. Delle opere salvate dall’antica Cattedrale o da altre chiese del Castello e qui conservate, è da ammirare il Crocifisso ligneo del XIII s. una delle opere più importanti del Medioevo italiano. I marmi e le tre Virtù che costituiscono il fonte battesimale, nel quale è stato battezzato il 15 agosto 1654 Carlo Gaetano Calosirto, futuro San Giovan Giuseppe della Croce, provengono in parte dal grandioso e scenografico mausoleo di Giovanni Cossa (XIV s.) realizzato sui modelli sepolcrali di Tino di Camaino. Il Cossa fu signore di Ischia e Procida, padre del famoso cardinale Baldassarre e poi antipapa con il nome di Giovanni XXIII, la cui tomba fu commissionata dalla famiglia Medici, scolpita da Donatello e Michelozzo, custodita nel Battistero di Firenze.
L’altare maggiore e la balaustra sono opera di un ignoto artista napoletano commissionati dal vescovo Felice Amato nel 1757. La venerata icona della Madonna della Libera, dipinta su tavola, e portata qui dall’omonima chiesa del Castello, incoronata dal vescovo Ernesto de Laurentiis il 7 settembre 1930.

Ad Ischia 2018 all'insegna degli eventi e della crescita, sotto tutti i punti di vista. Sull'isola di Ischia cultura e benessere si fondono naturalmente regalando emozioni uniche ed da riprovare ancora, ed ancora. Per questa quindi ad Ischia vacanze all'insegna di mare e sole si ma...anche alla scoperta dei tesori più preziosi; quelli da vivere con il cuore. è possibilie trovare maggiori info sull'itinerario promosso dall'Associazione Ischia Viva sul loro portale web cliccando qui.